Florian Steinbiss

La parola al regista

Il ritorno dell'uomo di Neandertal racconta la storia dell'insospettato ritorno e viaggio nel tempo del venerabile antenato dell'umanità, l'uomo di Neandertal. La reazione a questa "rinascita" da parte di alcune specie che popolano questo pianeta fa da volano a questa satira sociale.

In un certo senso, la definirei una commedia piuttosto tradizionale: uomo delle caverne incontra giovane e bella studentessa ambientalista, animata da grandi ideali, che cerca di proteggerlo dalla società moderna mentre le forze del male congiurano per rapirlo, trasformarlo in un prodotto di marketing e vivere la bella vita grazie ai proventi dai diritti d'autore televisivi!

Dall'altra parte ci sono versioni virtuali delle vecchie questioni legate a denaro, fama, politica e fabbisogni primari interpretate in chiave moderna. I cattivi ragazzi possono trasformarsi in bravi ragazzi e la ragazza candida potrebbe… a voi l'ardua sentenza! Come si sa, i carnefici fanno presto a diventare vittime, e le vittime a loro volta carnefici.

Questo film mostra il peggio di ciascun personaggio, con un'affettuosa strizzatina d'occhio: i tedeschi, gli americani, la bella dalle buone intenzioni, fino al perfetto prototipo di maschio ruspante! Un film leggero e divertente dai risvolti un po' scomodi, che in ogni caso ci auguriamo divertente dall'inizio alla fine.

Il ritorno dell'uomo di Neandertal è un'opera corale che ruota attorno a una giovane protagonista femminile e a un eroe di stampo antico. Il ritorno dell'uomo di Neandertal e nostro probabile antenato fa emergere tutte le proiezioni, reazioni, rivelazioni e imbarazzi di un bell'assortimento di figure contemporanee: una giovane donna di buona cultura, un addetto alla manutenzione sempliciotto e di buon cuore e il suo capo patriottico e pedante, un professore apparentemente compassato, folli medici dell'unità psichiatrica in cerca di pazienti, una tipica vicina tedesca, una coppia di ambigui impresari del mondo dello spettacolo, un sedicente antropologo televisivo americano assetato di denaro e il suo assistente smaccatamente gay, nonché la prima linea degli invadenti rotocalchi e della tv sensazionalista mondiale.

Uscito dal proprio mondo e catapultato nel nostro mondo con un biglietto a sorpresa non si sa se di sola andata, l'uomo di Neandertal tira fuori il meglio e il peggio di ciascuno di loro.
Il genere della sceneggiatura originale è una commistione di film drammatico, satira e commedia, pellicola d'intrattenimento "mainstream" con un pizzico di acume e critica sociale.

Lo stile del film passa senza soluzione di continuità da un genere o format all'altro. Dall'antica tradizione del film muto alle moderne tecniche del colore dei film sperimentali e dei videoclip, con rimandi che spaziano dai demenziali episodi di "Scuola di polizia" agli imbranati poliziotti di Keystone Cops a Qualcuno volò sul nido del cuculo fino a The Five Obstructions di Lars van Trier e Jørgen Leth, il tutto in un unico film.

Per quanto riguarda la regia, la presentazione e interpretazione di questa storia surreale, a tratti assurda e dada, viene arricchita e sottolineata da diverse posizioni estetiche, influenze dal cinema d'arte e da quello sperimentale, docu-soap a metà tra documentario e fiction, art house movie e B-movie. Riprese e situazioni standard si avvicendano con cinepresa a mano, camera fissa, out-of-focus, lenti fisheye, tagli vintage e fast jump cut, tecniche di montaggio sorprendenti – declinando l'intero alfabeto filmico fino agli estremi più trash, il tutto confezionato nella patinata cornice di scene iniziali e finali in perfetto stile hollywoodiano.

Florian Steinbiss

Vincitore dell'"Emerging Narrative Feature Filmmaker-award"

di Geneva, Illinois, 15 aprile 2011
"Discorso di ringraziamento" del regista Florian Steinbiss, non presente alla cerimonia di premiazione

Siamo lieti di vincere un premio al Film Festival di Geneva, nei pressi di Chicago, Stati Uniti! In occasione della mia ultima visita a Los Angeles, ho fatto quello che faccio sempre, ovvero usare i trasporti pubblici. Per andare con l'autobus nel centro di L.A., i miei "amici messicani" di East Los Angeles hanno dovuto pagare il biglietto, io no. L'autista, infatti, mi ha fatto cenno di passare avanti. Per me si trattava di un caso evidente di ingiustizia sociale. A giudicare soltanto dall'abbigliamento, era ovvio che quanto a quattrini ero messo meglio dei miei "amici messicani". Al momento di scendere dall'autobus, ho chiesto il motivo dell'inaspettato lasciapassare. "I cittadini anziani viaggiano gratis" è stata la risposta. Sono rimasto impietrito. Non avevo mai pensato di rientrare in questa categoria. Il prossimo passo sarebbe stata la tomba. Poi sono stato assalito da una malinconia così tetra che nemmeno canticchiare un buon vecchio blues mi avrebbe potuto offrire alcun conforto. Il mio pessimo umore mi ha fatto tornare in mente la mia giovinezza. Ero molto giovane e molto innamorato, intento a decifrare i misteri della non-mente umana mentre facevo l'autostop per andare da Bonn, Germania a Ginevra ("Geneva" in inglese), Svizzera e non stavo nella pelle all'idea di rivedere una donna che era ancora più giovane di me, per ritrovarmi più tardi a scoprire che aveva perso la testa per uno studente di legge, perdipiù bruttino. Dopo quell'episodio mi sono sempre tenuto alla larga da quella città svizzera di lingua francese.

A film quasi ultimato, l'attore Jon Chardiet, che si è calato nei panni (si fa per dire) dell'uomo di Neandertal, ha pensato che sarebbe stata una buona idea inviare il film a dei festival cinematografici americani. Lui si è occupato di compilare i moduli per l'iscrizione, a me toccava inviare i soldi e i DVD. Quando ho letto il nome "Geneva" (per noi Ginevra), è riaffiorata tutta la malinconia di allora. Ero finanche un po' irritato nei confronti di Jon. Mi aveva detto che avrebbe cercato città americane interessanti. Perché mai tra tutti i luoghi possibili aveva scelto la "Ginevra" americana? A un terzo sguardo ho realizzato che non si trattava di Paris, Texas ma di Geneva, Illinois. Provavo ancora fastidio a leggere quel nome, ma il signor Chardiet era fermamente intenzionato a iscriversi proprio a quel festival e così facemmo. Non c'era molto da scherzare con uno che per recitare il ruolo dell'uomo di Neandertal non aveva avuto bisogno di recitare.

Un giorno stavo smistando la mia posta elettronica nella cartella spam e di colpo la mia attenzione è stata catturata da una notizia che aveva dell'incredibile. Dopo aver portato a casa l'"Indie" nella categoria "Best Of Show" (premio principale) a La Jolla, California, noi o in questo caso io avevo vinto un altro premio, che, inutile dirlo, arrivava dritto da Ginevra, Illinois, e veniva assegnato a un "EMERGING NARRATIVE FEATURE FILMMMAKER".

Grazie Ginevra, o Geneva!

Era proprio il tipo di sollievo di cui avevo disperatamente bisogno. Dopo che L.A. mi aveva ormai bollato e accantonato come cittadino anziano, ho pensato che non avrei mai più diretto un film. Vincere l'"EMERGING NARRATIVE FEATURE FILMMMAKER AWARD" ha improvvisamente regalato alla mia esistenza una prospettiva più rosea.

Attualmente risiedo a Colonia, Germania. La maggior parte delle riprese di Il ritorno dell'uomo di Neandertal sono state realizzate nel centro e nei dintorni di questa metropoli fondata dai romani e rinomata per la grande cattedrale. Rispetto a Geneva in Illinois, la Ginevra in Svizzera è proprio dietro l'angolo. Purtroppo andare in America non è proprio una passeggiata e avevo già in programma una visita a Ischia in Italia, che è la mia seconda dimora, come è mia abitudine nel periodo pasquale, e devo ammettere che impiegherò ancora un po' di tempo a capire che ci sono due Ginevre e che la versione americana ha davanti a sé uno splendido futuro e non ha nulla a che vedere con la cittadina svizzera che continuo ad associare nella mia mente a un lamento blues.

La buona notizia, però, è che la "copia" è molto meglio dell'originale. A sobbarcarsi il lungo viaggio da L.A. (i corsi e ricorsi) per ritirare il vostro premio è stato l'uomo di Neandertal in persona, il grande attore americano Jon Chardiet. Dal momento che non sono lì, sarà libero di raccontarvi tutti gli aneddoti. Lui è ancora molto giovane e ha un avvenire senza fine. Ha anche scritto il "Neandertal Rap" ed è il coautore della canzone "Neander Jin Love Song" che fa un po' da filo conduttore a tutto il film. È una persona molto divertente. E, fidatevi, anche la sua imitazione di Florian Steinbiss è molto meglio dell'originale!

Mi piacerebbe tanto essere lì con voi, o forse anche no.